Un Paradosso Scettico per gli Artefatti Computazionali

Autori

  • Chiara Manganini University of Milan

DOI:

https://doi.org/10.4454/philinq.v14i2.610

Parole chiave:

Wittgenstein, metasemantica, funzioni tecniche, filosofia della computazione, filosofia della mente

Abstract

In analogia con l’affermazione di Kripke secondo cui nessun fatto oggettivo può determinare il significato di una parola, il paradosso scettico dell’implementazione è un argomento che conduce alla conclusione che nessun fatto può determinare la funzione di un artefatto computazionale. Il paradosso prende di mira la visione prevalente nella filosofia della computazione, secondo cui la funzione di un artefatto computazionale va identificata con il contenuto della sua specifica, un oggetto matematico che formalizza le intenzioni del programmatore. Nelle formulazioni correnti, tale posizione implica l’esistenza di determinate intenzioni semantiche nella mente del progettista. Tuttavia, se accettiamo l’affermazione di Kripke secondo cui non esiste uno stato mentale di intenzione semantica, allora risulta in ultima analisi impossibile determinare quale sia la funzione di un artefatto computazionale. Così come la soluzione di Kripke al paradosso ci invita a sostituire la concezione ricevuta del linguaggio con una radicalmente diversa, allo stesso modo il paradosso scettico per gli artefatti computazionali ci obbliga a esplorare una nuova prospettiva su tali artefatti, che faccia a meno di intenzioni semantiche.

Pubblicato

2026-05-08

Fascicolo

Sezione

Focus