Ho fame, dunque sono. La fenomenologia ermeneutica di Paul Ricœur
DOI:
https://doi.org/10.4454/philinq.v10i1.351Parole chiave:
hunger, eating, philosophy of food, Embodiment, gustatory timeAbstract
Concentrandosi sull'istinto di fame e sull'atto di mangiare come dimensioni esistenziali, questo saggio considera la possibilità di estendere il pensiero di Paul Ricœur nella direzione della filosofia del cibo. Questo paper, intendendo la fenomenologia ermeneutica di Ricœur come modello per l'esistenzialismo del cibo, ha l'obiettivo di discutere la fame e il mangiare come aspetti correlati dell'esistenza incarnata degli esseri umani coinvolti nel mondo sociale. Inizierò con una descrizione fenomenologica della fame e del mangiare riferendomi all'analisi data da Ricœur dell'involontario corporeo, che nella mia interpretazione offre le caratteristiche basilari per sviluppare ciò che chiamo una "filosofia interpretativa esistenziale dell'aver fame e del mangiare". Mi rivolgerò poi alla fame e al mangiare come aspetti di coinvolgimento nella complessità dell'esistenza temporale. Tali rifessioni condurranno poi ad esaminare l'interazione del tempo cosmico e del tempo vissuto in relazione alla fame e al mangiare, inaugurando la discussione del tempo gustatorio tramite l'intersezione del tempo obiettivo dato dall'orologio e il tempo soggettivo dettato dallo stomaco.
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