Cronopolitica in chiave minore: l'afrofuturismo e la morte sociale
DOI:
https://doi.org/10.4454/philinq.v9i2.325Parole chiave:
Afrofuturism, Deleuze, ArtAbstract
In questo articolo offro una mappatura delle implicazioni filosofiche dell'insieme di pratiche estetiche raccolto sotto l'appellativo di "Afrofuturismo", dal primo sviluppo di questo termine ad opera di Mark Dery nel 1993. Facendo questo, avanzo alcune tesi interrelate. In primis, che l'estetica filosofica dovrebbe guardare all'afrofuturismo per trovare un modello emancipatorio dell'arte politica, lo stesso che si credeva perduto con l'alto modernismo del XX secolo. In secundis, che un coinvolgimento con le modalità culturalmente e commercialmente immanenti della produzione afrofuturista potrebbe contribuire alla realizzazione del sogno benjaminiano di un'estetica filosofica non più dedicata all'"aura" degli oggetti dell'arte borghese. Per finire, seguendo Deleuze e Guattari, sostengo che l'afrofuturismo apre spazi di riflessione su una politica "minoritaria" tali per cui potrebbe rimpiazzare la riflessione marxista tradizionale dell'antagonismo di classe e ci permette di riconcepire la "resistenza" di cui oggi abbiamo bisogno così disperatamente .
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